venerdì 18 novembre 2011
domenica 11 settembre 2011
La metafora del Ficus Benjamin

Di solito, quando si va in un vivaio a comprare una pianta (ma anche in un supermercato), si tende a scegliere l'esemplare più bello, il più sano, il più forte. Io no. Io scelgo le piante emarginate e sofferenti. In un certo senso le salvo (finché è possibile) e soprattutto le libero.
E' capitato così che in un angoletto buio di un supermercato ho trovato questo piccolo Ficus Benjamin. Bello vero? Peccato che qualche idiota aveva previsto per lui un destino di sofferenza inaudita. Infatti attorno al fusto c'erano stretti due pezzi di fil di ferro.

Con il crescere della pianta, quindi col suo ingrandirsi, il filo di ferro era entrato dentro la fibra legnosa, fino a quasi tagliare del tutto i piccoli fusti laterali.

Io non scelgo le piante più belle e più forti. Io scelgo le piante che soffrono e che stanno ai margini più bui. E finché posso, le curo e le libero.
Buon pro' vi faccia.
Buon pro' vi faccia.
venerdì 2 settembre 2011
Dal trompe l'oeil a un discorso sull'arte e la non-arte
Ingannare l'occhio, illuderlo attraverso effetti cromatici o di prospettiva, non vuol dire necessariamente fare arte. A meno che non contenga codici in grado di comunicare un messaggio importante alla società, il trompe l'oeil è 'soltanto' un'applicazione tecnica del disegno e del colore, un'ostentazione di abilità. Direte forse che questa abilità non è da tutti e che... 'ad avercene'! Ma ribadisco il fatto che l'arte non è solo tecnica. Di più, la tecnica accademica è stata ampiamente ripudiata da almeno 150 anni, e non senza buoni motivi (che non sto qui a elencare). Ciò non toglie però il fatto che una buona tecnica sia stata comunque alla base del bagaglio culturale degli artisti avanguardisti, coloro che l'hanno seppellita definitivamente. E' logico, un linguaggio si distrugge solo quando lo si conosce molto bene.
Detto ciò, va detto -giusto per precisare doverosamente- che certi pasticci di cui sono zeppe le mostre di sedicenti artisti contemporanei, non sono forzatamente e conseguentemente arte. Ma allora, se l'accademia non è più arte, così come il pasticcio velleitario, dove si rintana la vera arte? L'ho detto prima, in qualche modo: l'arte è l'espressione consapevole di una persona che, a prescindere dalla sua tecnica, conosce i codici visivi e li sa applicare per mandare un messaggio alla società. Questi codici non c'entrano con l'accademia (o c'entrano solo in parte), ma con il cervello, con i neuroni, con il nostro sistema percettivo che è universale, uguale per tutti. L'opera d'arte non è un fine, ma un mezzo. E nella maggior parte dei casi il trompe l'oeil è un fine, il suo scopo è infatti meramente decorativo. Anche molti pasticci incorniciati, oggi, sono un fine del tutto soggettivo e velleitario.
Moltissimi sedicenti artisti contemporanei si cimentano nella spiegazione delle loro opere, ma la loro spiegazione è il frutto di personalissimi pensieri o vaneggiamenti. Questi 'artisti' pretendono persino che i visitatori capiscano i loro vaneggiamenti osservando le croste incorniciate. Ma come si può? Come posso capire, ad esempio, osservando un orso seduto vicino a un albero che sono di fronte al ricordo dell'artista di una sua angoscia infantile? Assurdo vero? Ma è quello che capita (ogni riferimento è puramente casuale e dettato soltanto dalla mia fantasia). Dice: 'sì, ma... il simbolo...'. Il simbolo? Quale simbolo? Quello di fine Ottocento? Codici vecchi, già usati, e durati ben poco proprio perchè troppo criptici. Il simbolismo del grande Odilon Redon, tanto per citare l'esponente forse più famoso, parlava agli amici simbolisti che conoscevano quei codici, piuttosto che alla società. Quale simbolismo? Quello dell'eminente Edvard Munch di cui parla Argan? Bisognerà anzitutto essere profondi conoscitori della poetica di Munch, quindi, successivamente, non considerarsi 'artisti contemporanei'. Il simbolismo di Munch, poi, è del tutto speciale perché parla alla società, a tutti, e in modo chiarissimo. Se davvero si vogliono usare i simboli, oggi, si dovrebbe quantomeno conoscere il significato culturale degli elementi, quel significato già storicizzato, codificato in ampie zone geografiche. E poi bisognerebbe anche saper associare i simboli, per non creare un mélange incomprensibile e, alla fine, inconcludente.
E questi miei trompe l'oeil? Sono arte? Diciamo che ciò che balza subito all'occhio è la tecnica, e non potrebbe essere diversamente quando si è alle prese con questo tipo di pittura, ma oltre all'aspetto tecnico e decorativo ho cercato di inserire un buon messaggio che è legato intimamente ai colori e agli elementi inseriti. Tenuto conto che il rosso e il nero non servono in arte per indicare una squadra di calcio, il messaggio in questo trompe l'oeil è più universale di quanto pensiate. Comunque sia, inserisco qui sotto un altro mio trompe l'oeil, dove potete soffermarvi esclusivamente sull'aspetto tecnico. E' più che sufficiente.
martedì 23 agosto 2011
Il mio pensiero per Nicola e Bartolomeo
Il 23 agosto del 1927 muoiono assassinati dallo Stato Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, da quella che tutti chiamano impropriamente 'giustizia', da quella che tutti credono stupidamente 'democrazia'.
Innocenti emigranti, uomini di pace, capri espiatori di un sistema che diabolicamente si alimenta di crimini, defecando decreti, accusando ed ammazzando senza alcuna pietà chi s'innalza per dignità, per vera giustizia, per vera libertà.
Muoiono i corpi. L'ideAle mai.
venerdì 12 agosto 2011
Quello che vuoi, come vuoi, quando vuoi.
Quante volte, nelle ore di disegno, ho ricevuto dai miei studenti la seguente domanda: 'prof, come si fa questo? Come si fa quello'? Sono solito rispondere soltanto con un semplicissimo 'come vuoi'. Ora, le persone che davanti a un supporto qualsiasi cercano a tutti i costi un'aderenza quanto più fedele alla realtà, avranno forse difficoltà a capire quel mio 'come vuoi'.
Cosa vuol dire 'come vuoi'? Vuol dire semplicemente CREARE, non copiare. Come insegnante, il mio obiettivo è quello di aiutare i ragazzi a percorre almeno l'imbocco della strada per la creatività, quindi della libertà. Voglio far capire ai ragazzi che questa strada non fa male, anzi, è bellissima e procura del bene. Obiettivo affatto facile, credetemi, per molte ragioni.
L'azione creativa è arte, ma occorre specificare un po' meglio, perché l'atto del creare è quell'espressione vitale che possiede almeno due caratteristiche di fondo:
1) Serve a far progredire l'essere umano. Senza l'inventiva, senza l'intuizione, senza il coraggio di proporre nuove soluzioni, l'essere umano sarebbe ancora abbarbicato ai rami della foresta a mangiare foglie e insetti. Il primo ominide che osò scendere dall'albero, convinto di poter camminare (mentre tutti gli altri gli dicevano 'sei un criminale, sei un pazzo, camminare su due gambe è impossibile'), compì un atto creativo di altissimo valore per tutta l'umanità. Quell'ominide è il primo artista della nostra Storia, il pioniere dell'evoluzione umana.
2) Serve a valorizzare se stessi, ad accentuare la fiducia nelle cose che facciamo, ad esaltare la nostra stessa esistenza. Creare è l'atto supremo in cui si afferma la nostra individualità, la nostra irripetibile unicità, la nostra dignità. Nessun altro, all'infuori del nostro io, può condizionare l'atto creativo individuale. E nessun artista, se davvero è tale, può essere governato da altri nell'opera della sua creazione. Di più: i veri artisti fanno anche della loro stessa vita un atto creativo, nel senso che la maniera di interpretare le cose di tutti i giorni, e anche tutte le loro scelte, sono il frutto della loro libera volontà. I veri artisti fanno bene a loro stessi e anche agli altri proprio perché sono liberi, non governabili. Di tutto questo i veri artisti sono consapevoli perché, contrariamente a quanto si dice, i veri artisti sono persone razionali.
Prendiamo adesso un albero. Come si fa un albero? Possiamo prendere una macchina fotografica e ri-produrre quello che gli occhi vedono. Oppure possiamo prendere un foglio e ri-creare quello che la nostra coscienza ci dice. Greta sceglie quest'ultima opzione. Greta prende un foglio gigante e non chiede 'come si fa'. Greta fa!
Cosa vuol dire 'come vuoi'? Vuol dire semplicemente CREARE, non copiare. Come insegnante, il mio obiettivo è quello di aiutare i ragazzi a percorre almeno l'imbocco della strada per la creatività, quindi della libertà. Voglio far capire ai ragazzi che questa strada non fa male, anzi, è bellissima e procura del bene. Obiettivo affatto facile, credetemi, per molte ragioni.
L'azione creativa è arte, ma occorre specificare un po' meglio, perché l'atto del creare è quell'espressione vitale che possiede almeno due caratteristiche di fondo:
1) Serve a far progredire l'essere umano. Senza l'inventiva, senza l'intuizione, senza il coraggio di proporre nuove soluzioni, l'essere umano sarebbe ancora abbarbicato ai rami della foresta a mangiare foglie e insetti. Il primo ominide che osò scendere dall'albero, convinto di poter camminare (mentre tutti gli altri gli dicevano 'sei un criminale, sei un pazzo, camminare su due gambe è impossibile'), compì un atto creativo di altissimo valore per tutta l'umanità. Quell'ominide è il primo artista della nostra Storia, il pioniere dell'evoluzione umana.
2) Serve a valorizzare se stessi, ad accentuare la fiducia nelle cose che facciamo, ad esaltare la nostra stessa esistenza. Creare è l'atto supremo in cui si afferma la nostra individualità, la nostra irripetibile unicità, la nostra dignità. Nessun altro, all'infuori del nostro io, può condizionare l'atto creativo individuale. E nessun artista, se davvero è tale, può essere governato da altri nell'opera della sua creazione. Di più: i veri artisti fanno anche della loro stessa vita un atto creativo, nel senso che la maniera di interpretare le cose di tutti i giorni, e anche tutte le loro scelte, sono il frutto della loro libera volontà. I veri artisti fanno bene a loro stessi e anche agli altri proprio perché sono liberi, non governabili. Di tutto questo i veri artisti sono consapevoli perché, contrariamente a quanto si dice, i veri artisti sono persone razionali.
Prendiamo adesso un albero. Come si fa un albero? Possiamo prendere una macchina fotografica e ri-produrre quello che gli occhi vedono. Oppure possiamo prendere un foglio e ri-creare quello che la nostra coscienza ci dice. Greta sceglie quest'ultima opzione. Greta prende un foglio gigante e non chiede 'come si fa'. Greta fa!
Poi Greta prende i colori e non chiede a nessuno 'quali colori'. Greta sceglie i colori che vuole.
Greta non chiede come si fanno le foglie. Greta fa le foglie, il tronco e i fiori che vuole.
E se lo desidera, quando lo desidera, Greta usa anche le mani. Non ha paura. Semmai Greta può far paura agli altri perché, rispetto a molti altri, Greta è libera.
Ora che avete visto, vi chiedo: avete provato dolore?
La libertà non è un crimine, credetemi, fa bene a se stessi e anche agli altri. Il vero crimine è porre ostacoli e limiti alla libertà di ognuno.
La prima mostra di Greta sarà aperta dal 22 agosto 2011, a Diano Marina, Palazzo del Parco (vedi). Vedrete anche l'albero ultimato e tante belle storie illustrate :-)
La libertà non è un crimine, credetemi, fa bene a se stessi e anche agli altri. Il vero crimine è porre ostacoli e limiti alla libertà di ognuno.
La prima mostra di Greta sarà aperta dal 22 agosto 2011, a Diano Marina, Palazzo del Parco (vedi). Vedrete anche l'albero ultimato e tante belle storie illustrate :-)
lunedì 8 agosto 2011
Greta Barbarino e la sua prima mostra a Diano Marina
Dal 22 agosto 2011 fino alla fine dello stesso mese si possono ammirare i quadri di Greta Barbarino al Palazzo del Parco di Diano Marina (IM). Greta è una bambina sorda, perciò usa le immagini come canale privilegiato per comunicare. Le persone sorde vivono di immagini, con le immagini, per le immagini. Tutto è comunicazione visiva, al loro massimo grado di percezione. Anche per questo la mostra si preannuncia molto interessante.
L'esposizione porta come titolo 'Il Fiume dei Sogni', dove un universo di elementi della Natura e di animali animano i quadri in un fluire di storie fantastiche, in un'armoniosa logica di purezza espressiva. Le maestranze sono già all'opera per allestire al meglio la sala del palazzo.
Greta Barbarino racconta di sé, del suo mondo racchiuso nei suoi sogni, ma che sono desunti anche da vicende reali, come quando un gufetto aveva deciso di stabilirsi per qualche sera sul balcone di casa sua, e allora Greta ha raccolto da questa esperienza alcune storie, ovviamente disegnate. O come i gatti che vivono con lei, o nel suo quartiere, che sono diventati i protagonisti di disegni straordinari.
I bambini e la loro libera purezza sono l'unica risorsa e l'unico esempio da seguire, se vogliamo salvare il mondo. Ma non dobbiamo contaminarli con i nostri insegnamenti di stampo borghese. La loro libertà consiste proprio nel non avere ancora dogmi e regole da seguire. Perciò i loro disegni non hanno bisogno di prospettiva, di sfumato, di proporzioni... Le opere dei bambini non sono incatenate negli schemi, nei sistemi, non seguono leggi scritte, semmai seguono quell'individualità che sfonda con forza l'idea (sbagliata) che l'essere umano debba essere un nonnulla, un'entità a cui occorre stare al servizio di un'autorità qualsiasi. Quello dell'individualità è il tema esistenziale comune a tutti i bambini (esaltato anche dal Pascoli e soprattutto da Max Stirner nel suo capolavoro 'L'unico e la sua proprietà'). L'individualità non va contaminata, non ha bisogno di maestri, si evolve da sola. Come cantava Giorgio Gaber: 'non insegnate ai bambini la vostra morale, è troppo stanca e malata, potrebbe far male'.
A maggior ragione, in una bambina non udente come Greta, l'individualità si fa ancora più accentuata, direi prepotente. E' giusto che sia così. Un'individualità che si fa materia nel segno come significante, e anche nelle storie, nella libertà espressiva, nel fluire continuo di immagini sganciate dalla consueta trasposizione delle cose sulla carta o sulla tela. Perciò la chiave di lettura delle opere di Greta lo riassumo nelle ultime righe.
Occorre considerare il valore morale di queste opere, un valore di vita vera per l'intera umanità (non di suddita sopravvivenza). Greta ci manda il messaggio dell'importanza dell'individualità, della dignità dell'autonomia, della libertà dell'essere umano, una libertà che deve essere sempre la nostra guida, l'unica ragione di vita. Greta ci dice che le uniche leggi da seguire non sono quelle scritte nei codici, ma quelle che albergano nella nostra coscienza e che risuonano insieme alle leggi della Natura. Tutto il resto è un deleterio inganno per ogni essere umano.
Ci vediamo alla mostra.
Visita il blog di Greta Barbarino
martedì 12 aprile 2011
Bertolt Brecht (citazione)
'Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono'.
mercoledì 30 marzo 2011
Il senso della vita (o della sopravvivenza)
Al di là di ogni ingarbugliata filosofia, sul senso della vita ognuno ha la propria risposta; chi non ce l'ha si dà pace. Chi non si è mai chiesto 'ma che vita è questa'? La domanda sgorga sovente allorché giunge qualche sconforto o qualche difficoltà. Normale.
Ma quando gli sconforti e le difficoltà trapuntano l'intera esistenza degli individui, allora è bene non soltanto riflettere, ma soprattutto agire.
Ma quando gli sconforti e le difficoltà trapuntano l'intera esistenza degli individui, allora è bene non soltanto riflettere, ma soprattutto agire.
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giovedì 17 marzo 2011
Schiavi idioti nei recinti
Piccoli stupidi e ipocriti esseri, si credono viventi nella cura esclusiva del loro piccolo orticello recintato a dovere. Il nulla oltre il loro naso, il nemico oltre la loro aia. Hanno bandiere macchiate di sangue, di guerre fratricide. Qualcuno ha detto loro di adorare quelle bandiere ed essi, automaticamente, le adorano. Qualcuno ha detto loro 'questo è giusto', ed essi continuano a credergli senza pensare. Qualcuno aveva detto loro 'andate a morire', ed essi sono andati a morire. Qualcuno ha detto patria, ed essi ciecamente credono.Ma al di là del confine, altri piccoli e ipocriti esseri si credono viventi nella cura esclusiva del loro piccolo orticello recintato a dovere. Il nulla oltre il loro naso, il nemico oltre la loro aia. Hanno bandiere macchiate di sangue, di guerre fratricide. Qualcuno ha detto loro di adorare quelle bandiere ed essi, automaticamente, le adorano. Qualcuno ha detto loro 'questo è giusto', ed essi continuano a credergli senza pensare. Qualcuno aveva detto loro 'andate a morire', ed essi sono andati a morire. Qualcuno ha detto patria, ed essi ciecamente credono.
E in questo orrore fatto di ignoranza profonda, l'asservimento e la schiavitù si perpetua, si alimenta l'odio e l'autorità. Essi la chiamano persino libertà, perché qualcuno ha ordinato di chiamarla così. Inutile indicare la luna, essi guarderanno solo il dito. Sanno parlare, ma ripetono slogan. Spesso si lamentano, ma reiterano l'idiozia e la loro schiavitù. Sanno anche cantare, ma non capiscono mai le parole.
domenica 6 marzo 2011
La scuola pubblica nelle dittature
"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."
Piero Calamandrei
(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950)
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mercoledì 2 marzo 2011
Quel capitolo censurato sulla 'Gilania'.
Per carità, il fatto che i libri di Storia siano stati scritti dai vincitori e che i vincitori siano notoriamente di parte (o di partito) lo sanno anche i bambini. Allora mentre leggi o studi, cerchi di fare i conti con quelle possibili alterazioni, deformazioni, manipolazioni varie. E ti arrangi come puoi. Spesso accetti e amen. Che vuoi fare?Ma quando le informazioni storiche vengono completamente censurate, e tu le scopri, allora si comincia ad essere davvero sospettosi. Tu sai benissimo che la censura è un'arma del potere costituito, perciò sei obbligato a porti delle domande sulla scomparsa di quelle informazioni, di quei documenti, di quelle testimonianze. Ed è persino ovvio che poi il sospetto si trasformi in certezza: ti stanno nascondendo una verità che, se svelata, può distruggere chi te l'ha nascosta, cioè il sistema, lo status quo. Perciò esiste la censura, che è anche un segno di grande debolezza del potere.
No, è che da quando ho scoperto l'esistenza delle società gilaniche, mi scappa da dire quanto ho detto sin ora. E quella notizia non è neppure di poco conto! Solo adesso, dopo aver conosciuto, riesco a collegare tante cose e a spiegarmene altrettante. Vuoi conoscere anche tu quel capitolo censurato? Clicca qui.
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venerdì 24 dicembre 2010
Essere governati secondo Pierre-Joseph Proudhon
Essere governato significa essere guardato a vista, ispezionato, spiato, diretto, legiferato, regolamentato, recintato, indottrinato, catechizzato, controllato, stimato, valutato, censurato, comandato, da parte di esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù.Essere governato vuol dire essere, ad ogni azione, ad ogni transazione, ad ogni movimento, annotato, registrato, censito, tariffato, timbrato, squadrato, postillato, ammonito, quotato, collettato, patentato, licenziato, autorizzato, impedito, riformato, raddrizzato, corretto. Vuol dire essere tassato, addestrato, taglieggiato, sfruttato, monopolizzato, concusso, spremuto, mistificato, derubato, e, alla minima resistenza, alla prima parola di lamento, represso, emendato, vilipeso, vessato, braccato, tartassato, accoppato, disarmato, ammanettato, imprigionato, fucilato, mitragliato, giudicato, condannato, deportato, sacrificato, venduto, tradito, e per giunta schernito, dileggiato, ingiuriato, disonorato, tutto con il pretesto della pubblica utilità e in nome dell'interesse generale.
(da Idée générale de la Révolution au XIXe siècle (1851), Paris, Rivière, 1923; trad. it. L'idea generale di rivoluzione nel XIX secolo, Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2001.)
venerdì 12 novembre 2010
John Cage, 4' 33''. Il silenzio si fa musica
Esprimere giudizi sui gusti musicali altrui è tanto consueto quanto stupido. Cos'è la musica? Chi decide cosa è musica? E' davvero sufficiente far vibrare un'ancia o dar di percussione per dire che quella è musica? Assolutamente no. La musica è un fatto soggettivo. Decidiamo noi cos'è musica e cosa non lo è. E poi, dipende anche dai momenti.
Spesso non ci si rende conto del fatto che la musica che ascoltiamo copre altri suoni, magari più evocativi. Allora, se ci concentriamo proprio su quegli altri suoni, è anche possibile stabilire una nuova poetica del suono, una poetica personale e nessuno può impedirci di dire, ad esempio, che il vento in quanto tale, in se stesso, produca un suono, il più 'bello' del mondo. Ma andiamo oltre, spingiamoci senza timore ancora più in là.
In una scena del film 'Il Postino' di Massimo Troisi, si vede il protagonista che, con un microfono, registra il suono delle stelle. Le stelle producono suoni? Ma certo, un suono chiamato impropriamente silenzio. E siamo sempre noi a decidere che quel silenzio è suono. Possiamo anche decidere che tutto quello che acusticamente emerge da quel silenzio è suono, un fruscio, un cinguettio, una moto che passa... E' incontestabile, e nessuno ha il diritto di criticare questa nostra scelta musicale.
Più o meno è questo il senso del lavoro di John Cage, nel quale affondo con estremo interesse e in cui mi riconosco. Minimalismo e concettualismo trasportano l'Universo nel nostro io. Il brano 4' 33'' di John Cage è qui eseguito dall'orchestra, ma esiste la versione per solo pianoforte (QUI). Buon ascolto.
In una scena del film 'Il Postino' di Massimo Troisi, si vede il protagonista che, con un microfono, registra il suono delle stelle. Le stelle producono suoni? Ma certo, un suono chiamato impropriamente silenzio. E siamo sempre noi a decidere che quel silenzio è suono. Possiamo anche decidere che tutto quello che acusticamente emerge da quel silenzio è suono, un fruscio, un cinguettio, una moto che passa... E' incontestabile, e nessuno ha il diritto di criticare questa nostra scelta musicale.
Più o meno è questo il senso del lavoro di John Cage, nel quale affondo con estremo interesse e in cui mi riconosco. Minimalismo e concettualismo trasportano l'Universo nel nostro io. Il brano 4' 33'' di John Cage è qui eseguito dall'orchestra, ma esiste la versione per solo pianoforte (QUI). Buon ascolto.
PS. A proposito di silenzio, visitate il blog di Greta Barbarino
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domenica 17 ottobre 2010
Politici razzisti & C.

'Si lamentano degli zingari? Guardateli come vanno in giro a supplicare l'elemosina di un voto: ma non ci vanno a piedi, hanno autobus che sembrano astronavi, treni, aerei: e guardateli quando si fermano a pranzo o a cena: sanno mangiare con coltello e forchetta, e con coltello e forchetta si mangeranno i vostri risparmi. L'Italia appartiene a cento uomini, siamo sicuri che questi cento uomini appartengano all'Italia'? (Fabrizio De Andrè)
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venerdì 10 settembre 2010
Agenzie di raccolta dati: la nostra vita venduta a facebook
Chi ha letto questo blog, si sarà imbattuto in un post dove accennavo alla mia disapprovazione e al fastidio nei confronti del rumore in generale (che davvero non sopporto). Già, ma a quanto pare non siete solo voi a leggere questo blog, ci sono agenzie specializzate nella raccolta di informazioni che riguardano la vita e gli interessi degli internauti, come anche i loro gusti, le preferenze e persino le necessità (in questo caso, necessità del silenzio). Queste agenzie, poi, vendono l'immensa marea di dati raccolti alle aziende più diverse e queste ultime costruiscono la pubblicità su misura, giusta per te. Prima ti conoscono, poi ti vendono, e dopo ancora ti fregano (o ci provano).L'immagine che vedete allegata l'ho presa da una mia pagina di facebook. Solo apparentemente facebook non ha niente a che fare con un blog esterno. In realtà è tutto collegato. Non crediate che da Palo Alto (sede di facebook) si siano messi a leggere questo blog. Il fatto è, come dicevo prima, che qualche agenzia ha letto questo blog e ha venduto me stesso a facebook! Adesso facebook sa persino che non sopporto il rumore, di conseguenza mi invita ad acquistare qualcosa in grado di eliminare il mio problema. Dove acquistarla? Ma in Liguria ovviamente, la regione in cui vivo e opero. Ma per favore! Piuttosto, qualche amico reale mi dica dove poter abitare in una zona tranquilla!
Ora, va da sè che una persona cosciente non cascherebbe mai nel tranello, di fatto non ho pensato minimamente a cliccare su questa pubblicità, ma se esistono queste agenzie di raccolta dati, vuol dire che moltissimi polli ci cascano. Ecco perché ho scritto questo post. Occorre stare attenti a ciò che si scrive, e comunque non bisogna lasciarsi abbindolare dai venditori, ce ne sono già abbastanza in TV! Non inserite mai dati troppo personali, come indirizzi, numeri di telefono, numeri di conti bancari... neppure quando ve li chiede qualcuno che sembra affidabile come facebook. Siamo merce di scambio, oggetto di compravendita, alfine schiavi. L'unico modo per difendersi è esserne coscienti. Adesso lo siete. Ocio!
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